Frammenti del VietNam

Bac Ha, dopo una dissavventura in motorino ci siamo fatte portare da due locali al mercato di Coc ly. Al ritorno gli abbiamo offerto il caffe in un baretto. Erano i patti, cifra patuita più caffè. E il bar era gestita da questa signora. Aveva un viso così serio, così fiero, almeno così ho pensato in quel momento.Capelli scuri raccolti dietro, gli occhi piccoli e due labbra sottili. Si è informata sul perchè dei pantaloni rotti, la dissavventura in motorino e chi eravamo. Il problema era la lingua, lei sapeva un po’ di inglese ma non tanto e noi il vietnamita, beh neanche a parlarne, così con carta e penna ci siamo fatte spiegare quanti figli aveva e quanti nipoti, se maschi o femmine. Non ha mai sorriso, ma alla fine sembrava contenta che fossimo riuscite a comunicare.

Sapa, immersa nella nebbia, le persone, che sembravano vagare come fantasmi, ne venivano inghiottiti.
Poi c’era questo francese con cui abbiamo condiviso una sera, viaggiava da solo. Dovevamo essere sembrate un po’ perse, parlando ci dava consigli su come approcciare la quotidianità. E per noi quotidianità era cercare di capire dove si trovava una stazione dei bus, quale poteva essere il giusto prezzo per un biglietto del bus, o di un taxi, perchè nessuno comunque sembrava volercene dare.
E la regola era semplice: se il prezzo è scritto è quello, altrimenti lo chiedi e contratta per la metà della cifra,senza avere fretta, fino ad arrivare ad un prezzo giusto per entrambi. La fretta è questo il problema del turista, o forse esagerando del nostro sistema. Quando arrivi in un posto guardati in giro, chiedi ma non avere fretta cerca prima di capire cosa vuoi. In tasca, il francese, aveva un foglietto con la traduzione in vietnamita di alcune domande, dei numeri. Non utilizzava quelli scritti infondo alla guida, erano proprio scritti a penna su un foglietto di carta, sgualcito dall’uso. Un turista equivale a dollari per loro, se si vuole andare oltre bisogna accorciare le distanza, con piccole accortezza come imparare qualche parola della loro lingua, non essere aggressivi se non si ottiene quello che si vuole, basta parlare con fermezza. Non mi ricordo l’occasione ma qualcuno sicuramente gli voleva vendere qualcosa ed era buffo vedere come senza essere infastidito continuava a dire no.

Lang Co Beach pasqua. questo paesello si estende lungo la strada che porta a sud, ha la fortuna di non essere stato ancora invaso da hotel e strutture per turisti. Da una parte il mare che langue una lunghissima spiaggia di sabbia fine, dall’altra una luguna dove i locali vanno a pescare e dove il terreno lo permette, risaie.
il giorno prima eravamo state invitate a partecipare alla messa, era Pasqua e li la questione era molto sentita. Chiunque ci avvertiva che se volevamo cenare dovevamo farlo presto perchè poi tutti si sarebbero trovati in chiesa.E così fu veramente. C’era moltissima gente , la chiesa era strapiena, uomini a destra e donne a sinistra. Eravamo le uniche turiste presenti. E non potevamo ascoltare da fuori, ci fecere accomodare lateralmete all’altare. Gli uomini avevano tutti la giacca e le donne vestivano i loro abiti tradizionali. Erano molto belle in questi vestiti lunghi con il collo alto. I bambini dopo più do un’ora di messa cominciavana ad addormentarsi sui banchi, svegliati solo quando il rito pretendeva la loro partecipazione in piedi.

E ovunque mercati, ortaggi, frutta colorata, strana. Alcuni li si trova anche sui nostri banchi, ma certi li guardi e ti chiedi, come si mangiano. Donne che scrutano alla ricerca del pezzo di carne migliore, venditrici che allontanano le mosche con sacchetti appesi a bastoncini.

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